1° Contenuto riservato: Emergenza caldo 2026: quali obblighi per le aziende?

CIRCOLARE MONOGRAFICA

Adempimenti per le aziende tra ordinanze regionali, DVR e organizzazione del lavoro

DI FEDERICO CONTINI – STUDIO GARBELLI | 23 GIUGNO 2026

L’estate 2026 è caratterizzata da un numero crescente di provvedimenti regionali finalizzati alla tutela dei lavoratori esposti al caldo estremo e alla radiazione solare. Parallelamente, si consolida il quadro nazionale costituito dal D.Lgs. n. 81/2008, dalle Linee di indirizzo della Conferenza delle Regioni, dal Protocollo quadro sulle emergenze climatiche e dalle indicazioni tecnico-scientifiche del progetto Worklimate.

Il presente approfondimento analizza il sistema di prevenzione attualmente applicabile, il ruolo delle ordinanze regionali, gli obblighi del datore di lavoro e le misure organizzative che le aziende possono adottare per gestire efficacemente il rischio da calore nei cantieri e negli ambienti produttivi.

Le diverse strategie adottate dalle Regioni per la gestione del rischio da calore

Tipologia di interventoRegioni
Ordinanze che prevedono la sospensione delle attività nelle fasce più critiche in caso di rischio “Alto” individuato da WorklimateLombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Toscana, Liguria, Umbria, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia
Ordinanze che estendono le tutele anche alla logistica di piazzale e ai riderEmilia-Romagna, Lazio, Piemonte
Ordinanze che includono espressamente il settore cave ed estrattivoEmilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Toscana, Puglia, Sicilia
Protocolli e misure organizzative senza introduzione di un divieto generalizzatoVeneto
Regioni che, alla data di chiusura del presente contributo, non risultano aver adottato specifici provvedimenti per il 2026Friuli-Venezia Giulia, Molise, Valle d’Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano

Elemento comune: nella quasi totalità dei casi le limitazioni si applicano esclusivamente nelle giornate in cui il portale Worklimate individua un livello di rischio “Alto” per i lavoratori esposti al sole impegnati in attività fisicamente intense.

Fonte: elaborazione dell’autore su provvedimenti regionali vigenti alla data di chiusura del presente contributo

Un denominatore comune: Worklimate

Nonostante la pluralità dei provvedimenti, emerge una sostanziale uniformità di impostazione. Il divieto di svolgimento delle attività non è infatti legato al semplice superamento di una determinata temperatura, ma all’individuazione da parte del sistema Worklimate di un livello di rischio “Alto” per quella specifica area geografica e per quella specifica tipologia di attività lavorativa.

Questo aspetto è particolarmente importante perché supera l’approccio semplicistico basato sul numero di gradi registrati. La pericolosità di una determinata situazione dipende infatti da una combinazione di fattori quali temperatura, umidità, radiazione solare, ventilazione e intensità dello sforzo fisico richiesto.

Per le aziende diventa quindi fondamentale consultare regolarmente le mappe e i bollettini messi a disposizione dal sistema Worklimate e integrare tale verifica nelle procedure operative aziendali.

Le ordinanze non sostituiscono gli obblighi del D.Lgs. n. 81/2008

Un equivoco piuttosto diffuso consiste nel ritenere che gli obblighi di prevenzione scattino soltanto in presenza di una specifica ordinanza regionale.

In realtà il datore di lavoro è tenuto a valutare e gestire il rischio microclimatico indipendentemente dall’esistenza di provvedimenti emergenziali. Gli articoli 151718 e 28 del D.Lgs. n. 81/2008 impongono infatti di individuare tutti i rischi presenti nell’organizzazione e di adottare le necessarie misure di prevenzione e protezione.

A ciò si aggiunge il principio generale sancito dall’articolo 2087 del Codice civile, che obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.

Il DVR deve affrontare realmente il rischio caldo

Molti documenti di valutazione dei rischi continuano a riportare riferimenti generici al microclima, spesso limitati a poche righe standardizzate.

L’evoluzione normativa e climatica richiede invece una valutazione più approfondita, capace di individuare le mansioni esposte, i periodi critici, i lavoratori maggiormente suscettibili e le misure da attivare in caso di ondate di calore.

Un’impresa edile impegnata nella realizzazione di coperture, facciate o opere stradali presenta certamente un’esposizione evidente. Tuttavia, anche una carpenteria metallica, una fonderia, una panetteria industriale o un reparto produttivo scarsamente ventilato possono sviluppare condizioni microclimatiche particolarmente gravose.
La valutazione deve quindi partire dalle reali condizioni operative e non dal semplice settore di appartenenza.

Dal DVR all’organizzazione quotidiana

La vera efficacia della prevenzione si misura nella capacità dell’azienda di tradurre la valutazione dei rischi in comportamenti concreti.

Nel settore delle costruzioni ciò può significare anticipare l’inizio delle lavorazioni alle prime ore del mattino, sospendere le attività più gravose nelle ore centrali della giornata e riorganizzare le fasi operative in funzione delle condizioni climatiche.

Pensiamo ad esempio a una squadra impegnata nella posa di una copertura industriale. Operare alle ore 14.00 su una superficie metallica esposta al sole può comportare condizioni estremamente gravose. Programmare le stesse attività nelle prime ore del mattino riduce significativamente il rischio.
Analoghe valutazioni possono essere effettuate nelle attività agricole, nelle cave, nei piazzali logistici e nei servizi di manutenzione.

L’importanza di procedure aziendali chiare e documentate

Negli ultimi anni l’attenzione degli organi di vigilanza si è progressivamente spostata dalla mera presenza di una valutazione del rischio alla concreta capacità dell’azienda di gestire le situazioni critiche.

Questo principio trova piena applicazione anche per il rischio da calore. Non è sufficiente che il DVR contenga un riferimento al microclima o che il datore di lavoro sia a conoscenza delle ordinanze regionali. È necessario che l’organizzazione disponga di procedure operative chiare, facilmente applicabili e conosciute da tutti i soggetti coinvolti.

Una gestione efficace dovrebbe prevedere l’individuazione dei soggetti incaricati del controllo quotidiano dei bollettini Worklimate, della verifica delle eventuali ordinanze regionali e dell’attivazione delle misure straordinarie.

Sempre più aziende stanno predisponendo specifici allegati al DVR dedicati alla gestione delle ondate di calore. Tali documenti definiscono le responsabilità, le modalità di controllo, le procedure di sospensione o rimodulazione delle attività e le registrazioni da effettuare.

Particolarmente importante risulta la tracciabilità delle attività svolte. La registrazione dei controlli effettuati, delle misure adottate, delle eventuali sospensioni e delle comunicazioni ai lavoratori consente all’azienda di dimostrare l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione e può rappresentare un elemento utile anche nell’eventuale richiesta di ammortizzatori sociali per eventi climatici.

Informazione e coinvolgimento dei lavoratori: una misura di prevenzione essenziale

Tra gli aspetti maggiormente richiamati dalle Linee di indirizzo della Conferenza delle Regioni e dalle indicazioni tecniche di INAIL e CNR vi è la necessità di informare adeguatamente i lavoratori sui rischi connessi all’esposizione al calore.

Molti episodi di stress termico sono preceduti da sintomi iniziali che spesso vengono sottovalutati o interpretati come semplice stanchezza. Vertigini, crampi muscolari, mal di testa, nausea, affaticamento e difficoltà di concentrazione rappresentano segnali che devono essere immediatamente riconosciuti e segnalati.

L’informazione non dovrebbe limitarsi alla consegna di una comunicazione scritta, ma prevedere momenti di confronto pratico con il personale, soprattutto all’inizio della stagione estiva o in occasione delle prime ondate di calore.

Nel settore edile il lavoratore deve sapere che la comparsa di vertigini o crampi durante attività svolte in copertura o in ponteggio non rappresenta una semplice stanchezza ma un possibile segnale di allarme.

Allo stesso modo, in una realtà manifatturiera caratterizzata da elevate temperature interne, gli addetti devono essere consapevoli dell’importanza dell’idratazione, delle pause e dell’utilizzo delle aree di raffrescamento eventualmente predisposte dall’azienda.

Una procedura efficace, accompagnata da una corretta informazione e dal coinvolgimento attivo dei lavoratori, rappresenta oggi uno degli strumenti più importanti per trasformare la gestione del rischio caldo da semplice adempimento documentale a reale misura di tutela della salute.

Il rischio caldo esiste anche in fabbrica

Quando si parla di esposizione al calore si pensa quasi esclusivamente ai lavoratori che operano all’aperto. Questa impostazione rischia però di trascurare situazioni altrettanto problematiche presenti all’interno degli stabilimenti produttivi.

In una carpenteria il calore prodotto dalle saldature può sommarsi alle elevate temperature esterne. In una panetteria o in un’azienda alimentarela presenza di forni industriali può determinare condizioni microclimatiche particolarmente severe.

In questi contesti non esiste normalmente un divieto imposto dalle ordinanze regionali, ma rimane pienamente applicabile l’obbligo di valutare il rischio e adottare misure adeguate.

Ventilazioneclimatizzazione delle aree di pausa, distribuzione di acqua fresca, pause aggiuntive e rotazione del personale rappresentano esempi di misure efficaci.

Il ruolo del preposto e della formazione

Le conseguenze dell’esposizione al calore raramente si manifestano in modo improvviso. Molto spesso sono precedute da segnali che, se correttamente riconosciuti, consentono di intervenire tempestivamente.

In questo contesto il preposto riveste un ruolo fondamentale. La sua presenza sul campo gli consente di monitorare costantemente le condizioni operative, verificare il rispetto delle pause, controllare l’effettiva disponibilità di acqua e individuare eventuali situazioni di criticità.

Anche la formazione assume un’importanza strategica. Non si tratta soltanto di spiegare cosa sia il colpo di calore, ma di fornire indicazioni pratiche immediatamente applicabili durante le attività quotidiane.

Le linee di indirizzo della Conferenza delle Regioni

Un importante riferimento tecnico è costituito dalle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare“, approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nel 2025.

Il documento affronta il tema in modo organico, fornendo indicazioni sulla valutazione del rischio, sull’organizzazione del lavoro, sulla sorveglianza sanitaria, sulla formazione e sulla gestione delle emergenze.

Particolare attenzione viene riservata ai lavoratori maggiormente suscettibili, ai neoassunti e al personale non ancora acclimatato alle condizioni ambientali.

Un rischio che deve entrare stabilmente nella gestione aziendale

Le ordinanze regionali hanno certamente contribuito ad aumentare l’attenzione verso il tema del caldo estremo. Tuttavia, limitarsi a verificare l’eventuale presenza di un divieto nelle ore centrali della giornata rischia di rappresentare una visione riduttiva del problema.

La vera sfida consiste nell’integrare il rischio da calore nei normali processi di gestione della sicurezza aziendale, esattamente come avviene per qualsiasi altro rischio professionale.

In un contesto caratterizzato da temperature sempre più elevate e da una crescente attenzione degli organi di vigilanza, il rischio da calore non può più essere gestito come un’emergenza occasionale, ma deve diventare parte integrante della prevenzione aziendale e della programmazione delle attività lavorative.

Check-list operativa: le 10 verifiche che ogni datore di lavoro dovrebbe effettuare prima dell’estate

L’avvicinarsi della stagione estiva rappresenta il momento ideale per verificare l’efficacia delle misure aziendali di prevenzione del rischio da calore. Di seguito una sintetica check-list che può essere utilizzata come strumento di autovalutazione.

Check-list operativa
1. Verificare che il DVR contempli il rischio microclimaticoLa valutazione dei rischi deve considerare le attività svolte all’aperto e gli ambienti indoor caratterizzati da elevate temperature o dalla presenza di sorgenti di calore.
2. Individuare le mansioni maggiormente esposteÈ opportuno identificare preventivamente le attività che comportano esposizione diretta al sole, elevato impegno fisico o permanenza in ambienti particolarmente caldi.
3. Predisporre una procedura aziendale dedicataLa gestione delle ondate di calore dovrebbe essere disciplinata da una procedura che definisca responsabilità, modalità di controllo, misure organizzative e criteri per l’eventuale sospensione delle attività.
4. Definire chi controlla quotidianamente WorklimateL’azienda dovrebbe individuare formalmente il soggetto incaricato di verificare quotidianamente le previsioni di rischio attraverso il portale Worklimate e le eventuali ordinanze regionali applicabili.
5. Verificare la disponibilità di acqua e aree di recuperoI lavoratori devono poter accedere facilmente ad acqua fresca, zone ombreggiate o ambienti climatizzati destinati alle pause di recupero.
6. Programmare eventuali rimodulazioni degli orariPer le attività maggiormente esposte può essere opportuno anticipare l’inizio delle lavorazioni o concentrare le attività più gravose nelle fasce orarie meno critiche.
7. Coinvolgere il medico competenteIl medico competente può supportare l’azienda nell’individuazione dei lavoratori particolarmente suscettibili e nella definizione di eventuali misure aggiuntive di tutela.
8. Informare e formare il personaleI lavoratori devono conoscere i rischi associati all’esposizione al calore, le corrette pratiche di idratazione, i sintomi dello stress termico e le procedure da seguire in caso di malessere.
9. Coinvolgere attivamente i prepostiI preposti rappresentano il principale presidio operativo sul campo e devono essere messi nelle condizioni di riconoscere tempestivamente eventuali situazioni di rischio e di intervenire rapidamente.
10. Predisporre la documentazione necessariaRegistrazioni dei controlli Worklimate, comunicazioni ai lavoratori, misure adottate, eventuali sospensioni e relazioni tecniche costituiscono elementi importanti per dimostrare l’effettiva gestione del rischio e per l’eventuale accesso agli ammortizzatori sociali previsti per eventi climatici estremi.

In sintesi

L’obiettivo non è semplicemente rispettare un’ordinanza regionale o adempiere a un obbligo documentale. La gestione del rischio da calore richiede oggi un approccio organizzativo strutturato che integri valutazione dei rischi, pianificazione delle attività, informazione dei lavoratori e monitoraggio costante delle condizioni climatiche.

Le aziende che si preparano prima dell’arrivo delle ondate di calore riescono generalmente a garantire una migliore tutela dei lavoratori e una maggiore continuità operativa, riducendo al tempo stesso il rischio di contestazioni da parte degli organi di vigilanza.

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