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27 AGOSTO 2025
La questione sull’estensione ai commercialisti della facoltà di rilasciare l’asseverazione di conformità Asse.Co. (certificazione della regolarità dei rapporti di lavoro) ha visto l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) ribadire l’esclusività del rilascio ai consulenti del lavoro, motivando la decisione con ragioni di competenza tecnica, controllo pubblico e coerenza normativa. La decisione è contenuta in una nota del 20 agosto 2025, che fa seguito alla sentenza 9974/2025, con cui il Tar Lazio aveva intimato all’Ispettorato di esaminare entro 90 giorni la proposta del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, che avevano fatto ricorso al giudice amministrativo dopo due note di diffida.
Motivi del diniego dell’INL – L’INL ha respinto la richiesta, sostenendo che solo i consulenti del lavoro sono abilitati a operare nei settori lavoristici e previdenziali su tutto il territorio nazionale senza particolari condizioni, a differenza dei commercialisti che devono effettuare una specifica comunicazione territoriale e sono quindi soggetti a limitazioni operative. La formazione dei consulenti del lavoro coinvolge direttamente l’Ispettorato e prevede corsi specialistici e un esame con commissione del Ministero del lavoro, garantendo così competenze specifiche in materia.
Diversa vigilanza ministeriale – Un ulteriore elemento è la vigilanza: l’Ordine dei consulenti del lavoro è controllato dal Ministero del lavoro, lo stesso che vigila sull’INL, permettendo interventi diretti in caso di irregolarità. Al contrario, il Consiglio nazionale dei commercialisti è vigilato dal Ministero della giustizia, rendendo meno efficace il meccanismo di controllo pubblico sull’asseverazione se affidata anche ai commercialisti.
La posizione dei commercialisti – Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha contestato la decisione, sostenendo sua penalizzazione per la concorrenza e la riduzione delle possibilità per le aziende di ricevere il servizio. Il Consiglio ha annunciato di voler proseguire la battaglia sia sul piano istituzionale sia su quello giudiziario per ottenere la parificazione professionale nell’area lavoro.
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