3° Contenuto riservato: Doppia contribuzione tra attività agricola e lavoro dipendente: obbligo o eccezione?


COMMENTO

DI FRANCESCA BICICCHI – STUDIO NEVIO BIANCHI & PARTNERS | 29 LUGLIO 2025


Chi svolge contemporaneamente attività agricola e lavoro dipendente potrebbe essere tenuto al versamento di doppia contribuzione. Tuttavia, se l’attività agricola è marginale o non prevalente, l’obbligo potrebbe non sussistere.

Premessa

Il sistema previdenziale italiano si basa sul principio secondo cui ogni attività lavorativa autonoma o subordinata che generi reddito comporta un obbligo assicurativo e contributivo. Questo significa che, in linea teorica, se una persona svolge contemporaneamente due attività, ad esempio una come lavoratore subordinato e una come imprenditore agricolo, è soggetta all’obbligo di versare i contributi previdenziali in entrambe le relative gestioni. Questo principio ha una valenza generale e prescinde dalla tipologia specifica delle attività svolte.

Tuttavia, pur essendo teoricamente chiaro, il principio incontra alcune modulazioni pratiche e operative, soprattutto quando una delle attività, in questo caso quella agricola, non riveste carattere principale o sistematico.

L’imprenditore agricolo e la gestione previdenziale

Nel caso dell’imprenditore agricolo è previsto un regime previdenziale dedicato che riguarda le persone fisiche che esercitano direttamente e abitualmente un’attività agricola, in forma individuale o associata. La gestione agricola prevede contributi calcolati in misura fissa, in base alla dimensione aziendale, espressa in giornate lavorative convenzionali.

L’imprenditore agricolo che lavora stabilmente nell’azienda è tenuto a iscriversi a questa gestione, a meno che non ricorrano particolari condizioni che giustifichino una valutazione diversa. Non è sufficiente il semplice possesso di un terreno o di un’azienda agricola: ciò che conta, per determinare l’obbligo contributivo, è la natura dell’attività svolta, la sua intensità e la sua incidenza sul piano economico e temporale.

Il ruolo della prevalenza dell’attività

Uno dei criteri fondamentali per determinare l’obbligatorietà dell’iscrizione alla gestione agricola è il concetto di prevalenza dell’attività. Se l’attività agricola è svolta in modo continuativo, con apporto personale e manuale regolare, e genera una quota significativa del reddito personale del soggetto, essa assume un ruolo principale nel profilo lavorativo della persona. In tal caso, l’iscrizione alla gestione agricola risulta necessaria, anche se la persona è contemporaneamente impiegata come dipendente.

Al contrario, se l’attività agricola è esercitata saltuariamente, in modo non sistematico, o comunque come attività accessoria rispetto al lavoro dipendente, allora si potrebbe configurare una situazione in cui la contribuzione alla gestione agricola non è obbligatoria. In questi casi, ciò che rileva è che l’impegno nell’attività agricola non incida in maniera sostanziale né sul reddito né sul tempo lavorativo complessivo del soggetto. La valutazione avviene sempre in base a criteri di fatto, come il numero di giornate lavorative agricole effettivamente svolte nell’anno, la dimensione e produttività dell’azienda agricola, e la compatibilità oraria con l’impiego da lavoratore subordinato.

La valutazione dell’attività agricola residuale

In presenza di un’attività agricola considerata residuale, può essere esclusa l’obbligatorietà della doppia contribuzione.

In questo contesto, per “residuale” si intende attività che non hanno le caratteristiche per essere considerate autonome sotto il profilo previdenziale, ad esempio la coltivazione di un piccolo appezzamento per hobby o autoconsumo, oppure la realizzazione occasionale di un reddito accessorio, senza impiegare tempo e risorse stabilmente.

Il fatto che una persona sia titolare di un’impresa agricola non implica automaticamente un obbligo contributivo separato. Occorre sempre valutare se l’attività imprenditoriale agricola è sufficientemente strutturata e significativa da giustificare l’obbligo assicurativo. Quando ciò non avviene, si può ritenere che l’attività agricola non dia luogo a un’autonoma obbligazione contributiva.

Va però sottolineato che la soglia tra attività residuale e attività abituale non è sempre chiara. Non esistono parametri numerici rigidamente fissati dalla legge, anche se nella prassi si fa spesso riferimento a soglie indicative, come un certo numero di giornate lavorative annue. Tuttavia, l’assenza di una disciplina univoca comporta che la valutazione sia lasciata alla discrezionalità degli enti previdenziali, i quali esaminano caso per caso la situazione concreta dell’assicurato.

Le implicazioni per chi svolge entrambe le attività

Chi si trova nella condizione di essere al tempo stesso lavoratore dipendente e imprenditore agricolo dovrebbe valutare attentamente la propria posizione, considerando sia gli aspetti formali (come intestazione dei terreni o partita IVA agricola) sia quelli sostanziali (come effettivo svolgimento dell’attività, tempo dedicato e reddito prodotto). In particolare, l’eventuale obbligo di doppia contribuzione non può essere escluso in automatico, solo per il fatto di essere già assicurati in una gestione previdenziale. Occorre, difatti, verificare se l’attività agricola sia tale da giustificare l’iscrizione a una gestione autonoma.

Allo stesso modo, non è sufficiente affermare di svolgere attività agricola in modo saltuario: tale circostanza deve essere supportata da elementi oggettivi, documentabili, e coerenti con il resto del profilo lavorativo. È possibile che una persona inizi l’attività agricola come hobby e che, poi, questa diventi un vero e proprio lavoro secondario, con produzione, vendita, fatturazione e impiego di risorse. In questi casi, anche in presenza di un impiego dipendente, l’attività agricola può assumere una consistenza tale da generare un obbligo contributivo autonomo.

Conclusioni

Il tema della doppia contribuzione tra attività agricola e lavoro dipendente richiede un’analisi delle circostanze specifiche di ciascun soggetto. In linea generale, l’ordinamento prevede l’obbligo di contribuzione per ciascuna attività lavorativa che abbia una propria autonomia e rilevanza economica. Tuttavia, la presenza di un’attività agricola esercitata in modo non prevalente, marginale o residuale può costituire un’eccezione a tale obbligo, a condizione che ciò emerga chiaramente dai fatti.

In assenza di una norma rigida e di parametri assoluti, è essenziale che il contribuente valuti la propria posizione con attenzione e, se necessario, si rivolga a un professionista del settore per ottenere una consulenza puntuale. Questo è particolarmente importante per evitare contestazioni future, richieste di contributi arretrati o accertamenti da parte degli enti previdenziali. L’equilibrio tra attività principale e attività accessoria non sempre è facile da individuare, ma rappresenta la chiave per comprendere se la doppia contribuzione sia dovuta o meno.

Iniziativa gratuita organizzata con l’approvazione dell’editore riservata agli iscritti alla nostra informativa. E’ severamente proibita la condivisione dell’articolo, della pagina e degli allegati e di qualsiasi contenuto condiviso.