3° Contenuto Riservato: Start-up innovative: criticità della disciplina e prospettive di riforma nel documento del CNDCEC

COMMENTO

DI GERARDO URTI | 17 FEBBRAIO 2026

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha pubblicato nel febbraio 2026 un documento: “Start-up innovativa: analisi della disciplina e prospettive di modifica”, ossia un approfondimento che punta a fornire una lettura aggiornata dell’attuale quadro normativo, evidenziandone criticità applicative e possibili evoluzioni normative. L’approfondimento propone interventi orientati a rafforzare il collegamento tra innovazione, mercato dei capitali e trasferimento tecnologico, con l’obiettivo di rendere più competitivo l’ecosistema imprenditoriale italiano.

Premessa

La disciplina delle start-up innovative, introdotta nel nostro ordinamento dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (Decreto “Crescita 2.0”), ha rappresentato uno dei principali interventi di politica economica a sostegno dell’imprenditorialità innovativa. L’obiettivo era quello di creare un contesto normativo favorevole alla nascita di imprese ad alto contenuto tecnologico, riducendo le barriere all’ingresso e incentivando gli investimenti in ricerca e sviluppo.

A distanza di oltre dieci anni, il quadro economico e tecnologico è profondamente cambiato.

Digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità e trasformazioni nei mercati finanziari hanno ridefinito il modo in cui l’innovazione si sviluppa e si finanzia. In questo scenario si inserisce il documento pubblicato dal CNDCEC e dalla Fondazione Nazionale di Ricerca nel febbraio 2026, che propone una riflessione critica sull’efficacia dell’attuale disciplina.

Il lavoro offre non solo una ricostruzione normativa, ma anche una lettura prospettica del ruolo delle start-up nel modello di sviluppo economico italiano.

Il documento mette in evidenza come, a distanza di oltre dieci anni dall’introduzione della normativa sulle start-up innovative (D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, c.d. Decreto “Crescita 2.0”), lo scenario economico e tecnologico sia radicalmente cambiato.

Da qui l’esigenza di riconsiderare alcuni elementi chiave:

  • dall’accesso al mercato dei capitali alla collaborazione tra mondo universitario e imprese,
  • fino alla ridefinizione dei concetti di innovazione e ricerca, in linea con gli standard internazionali e con i nuovi modelli organizzativi.

Definizione di start-up innovativa e le modifiche normative recenti

Il documento ripercorre i tratti essenziali della disciplina contenuta nell’art. 25 del D.L. n. 179/2012, che definisce la start-up innovativa come una società di capitali non quotatacostituita da non più di sessanta mesi, orientata allo sviluppo e alla commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Tra i requisiti principali rientrano:

  • la dimensione di microimpresa o PMI;
  • il limite al valore della produzione annua;
  • il divieto di distribuzione degli utili;
  • la presenza di attività di ricerca e sviluppo, personale qualificato o brevetti.

Particolare attenzione è dedicata alle modifiche introdotte dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023 (Legge n. 193/2024), che ha ridefinito i requisiti per la permanenza nella sezione speciale del Registro delle imprese, collegando il mantenimento dello status di start-up innovativa a indicatori di crescita, investimento e sviluppo tecnologico.

Questa evoluzione segna un passaggio importante: la disciplina non è più orientata soltanto alla fase di avvio, ma anche alla capacità di crescita e consolidamento dell’impresa innovativa.

Deroghe societarie e incentivi: strumenti ancora centrali

Uno degli elementi più innovativi della normativa sulle start-up riguarda le deroghe al diritto societario, finalizzate a favorire la fase iniziale dell’attività imprenditoriale.

Tra le principali misure figurano:

  • la disciplina speciale delle perdite d’esercizio;
  • la possibilità di emettere categorie di quote con diritti differenziati;
  • l’offerta al pubblico delle quote di s.r.l.;
  • l’emissione di strumenti finanziari partecipativi;
  • l’esonero da alcuni oneri amministrativi.

In questo quadro assume un ruolo centrale il work for equity, che consente di remunerare dipendenti e collaboratori mediante strumenti finanziari con un regime fiscale e contributivo agevolato, rafforzando il legame tra capitale umano e progetto imprenditoriale.

Il documento richiama inoltre la possibilità, introdotta dalla Legge Capitali 2024, di dematerializzazione delle quote di s.r.l. PMI, misura che può contribuire a rendere più efficiente la circolazione delle partecipazioni e l’accesso al mercato dei capitali.

Le start-up innovative nel sistema economico italiano

Le start-up innovative rappresentano oggi una componente stabile dell’ecosistema imprenditoriale italiano.

Secondo i dati richiamati nel documento, al secondo trimestre del 2025 risultano registrate 12.342 start-up innovative in Italia, attive prevalentemente nei settori della tecnologia finanziaria, dell’intelligenza artificiale, dell’energia, dell’agritech e delle biotecnologie.

Il programma Smart&Start Italia ha contribuito in modo significativo allo sviluppo di questo ecosistema, finanziando oltre 1.500 start-up e attivando investimenti per circa 800 milioni di euro.

Questi dati confermano come le start-up innovative costituiscano un laboratorio di innovazione tecnologica, organizzativa e finanziariaall’interno del sistema produttivo nazionale.

Criticità applicative e limiti dello strumento

Nonostante i risultati raggiunti, il documento https://commercialisti.it/comunicati/17-start-up-innovativa-dai-commercialisti-analisi-della-disciplina-e-prospettive-di-modifica/ del CNDCEC evidenzia alcune criticità strutturali della disciplina.

Tra i principali limiti emergono:

  • la complessità delle procedure burocratiche;
  • la difficoltà di accesso al mercato dei capitali;
  • la limitata integrazione tra università, ricerca e sistema produttivo;
  • la fruibilità non sempre immediata delle agevolazioni;
  • la necessità di aggiornare il concetto di innovazione e ricerca.

La disciplina delle start-up innovative appare quindi come uno strumento ancora valido ma bisognoso di aggiornamento, soprattutto con riferimento alla fase di crescita delle imprese.

Le prospettive di riforma

Le proposte formulate dal CNDCEC si concentrano su alcune direttrici strategiche.

  • La prima riguarda il rafforzamento del collegamento tra start-up innovative e mercato dei capitali, considerato essenziale per sostenere la crescita dimensionale delle imprese tecnologiche. In questa logica si inseriscono le opportunità offerte dalla quotazione su mercati dedicati alle PMI, nonché gli strumenti fiscali di supporto alla quotazione.
  • Un secondo ambito di intervento riguarda il trasferimento tecnologico, attraverso il rafforzamento della collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese, anche mediante campus dell’innovazione e partenariati stabili.
  • Tra le ulteriori proposte emergono:
    • la semplificazione delle procedure amministrative;
    • l’ampliamento del concetto di innovazione;
    • l’estensione delle agevolazioni a modelli imprenditoriali orientati all’impatto sociale;
    • il rafforzamento delle azioni di sistema tra università, industria e finanza.

Considerazioni conclusive

La riflessione proposta dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili evidenzia come la disciplina delle start-up innovative, introdotta con il D.L. n. 179/2012, abbia rappresentato un passaggio fondamentale nella costruzione dell’ecosistema nazionale dell’innovazione, contribuendo alla diffusione di una nuova cultura imprenditoriale e alla nascita di imprese ad alto contenuto tecnologico.

Allo stesso tempo, il documento sottolinea con chiarezza che l’evoluzione del contesto economico e tecnologico richiede oggi un aggiornamento organico della disciplina, capace di accompagnare le imprese innovative non solo nella fase di avvio, ma soprattutto nella fase di crescita e consolidamento industriale.

Secondo il CNDCEC, la disciplina delle start-up innovative deve progressivamente trasformarsi da strumento di incentivo alla nascita di nuove imprese a leva strutturale di sviluppo economico, in grado di collegare stabilmente università, sistema produttivo e mercato dei capitali. In questa prospettiva, le start-up innovative vengono interpretate come un laboratorio economico e sociale, capace di generare valore non solo in termini tecnologici, ma anche organizzativi e culturali.

Il documento richiama inoltre la necessità di investire nella “conoscenza diffusa” e nella cultura industriale, rafforzando il trasferimento tecnologico e favorendo la creazione di azioni di sistema tra formazione, ricerca e impresa, considerate condizioni essenziali per sostenere la competitività del Paese.

In questa visione, la start-up innovativa non è soltanto una categoria giuridica o un insieme di agevolazioni normative, ma diventa un modello di sviluppo replicabile, capace di valorizzare le vocazioni produttive territoriali e di favorire l’incontro tra capitale, lavoro e conoscenza.

Le proposte avanzate dal Consiglio Nazionale si collocano dunque in una prospettiva di medio-lungo periodo, orientata a rafforzare la competitività dell’economia italiana attraverso un ecosistema dell’innovazione più integrato, accessibile e orientato alla crescita dimensionale delle imprese.

Pertanto, l’obiettivo finale è trasformare il modello italiano delle start-up innovative in un vero laboratorio di crescita economica e sociale, capace di unire conoscenza, capitale e impatto sul territorio. Una direzione che, secondo i commercialisti, può contribuire a valorizzare l’identità dell’impresa come motore di sviluppo sostenibile per il Paese.

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