L’OPINIONE
DI DANIELE CIRIOLI | 13 APRILE 2026
Via libera dell’INPS ai contributi volontari del 2026. Non sono obbligatori, ma rappresentano una scelta ragionata dei lavoratori dipendenti, autonomi e parasubordinati, al fine di garantirsi una pensione o una pensione più pesante. Il sacrificio economico è attenuato dalla deducibilità fiscale.
Per coprire l’intero anno 2026 di contributi volontari, il co.co.co. dovrà sborsare 6.207 euro, 83 euro in più rispetto all’anno scorso. Il professionista senza cassa spenderà 4.702 euro, 63 euro in più rispetto al 2025. Gli ex artigiani e commercianti si muovono tra 4.514 e 13.764 euro annui. L’ex lavoratore dipendente, invece, paga tra 3.547 e 4.200 euro a seconda della data di autorizzazione. Il quadro completo delle coordinate per i versamenti dei contributi volontari nel 2026 è fornito dall’INPS con la consueta Circolare n. 27/2026 .
Una scelta, non un obbligo
Il versamento di contributi volontari, a differenza di quelli obbligatori che è dovuto per legge, è deciso volontariamente (appunto) dal lavoratore. Una decisione che può essere dettata dalla necessità di dover accantonare ulteriori contributi al fine di maturare il diritto a una pensione oppure dall’interesse di rendere più consistente l’importo della pensione. Da sola, tuttavia, la decisione di continuare a versare i contributi non basta: occorre essere autorizzati, cosa che fa l’INPS subordinatamente alla cessazione o interruzione momentanea dell’attività lavorativa e in presenza, alternativamente, di uno di questi requisiti: almeno 5 anni di contributi; almeno 3 anni di contributi nei 5 anni precedenti la domanda di volontaria.
Rincaro dell’1,4%
L’INPS, come ogni anno, con la Circolare n. 27/2026 indica gli importi dei contributi volontari che devono essere versati quest’anno, a seguito della rivalutazione al tasso ISTAT dell’1,4%, per le diverse categorie di lavoratori.
Lavoratori dipendenti
L’importo del contributo volontario dovuto è settimanale e calcolato sulla base delle ultime 52 settimane di contributi obbligatori versati. Tale media è la c.d. retribuzione media imponibile su cui, applicando l’aliquota contributiva, si ottiene il contributo da pagare. La retribuzione media deve rispettare un «minimale», che per l’anno 2026 è pari a 244,74 euro settimanali, mentre le aliquote contributive sono:
- 27,87%, per i soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1995;
- 33,00%, per i soggetti autorizzati successivamente al 31 dicembre 1995.
Di conseguenza, il contributo minimo risulterà pari a:
- 68,21, euro settimanali (3.546,87 euro annui) ai soggetti autorizzati al 31 dicembre 1995;
- 80,76, euro settimanali (4.199,74 euro annui) a chi è stato autorizzato dal 1° gennaio 1996.
Artigiani e commercianti
Ai lavoratori autonomi artigiani e commercianti l’importo del contributo volontario è fissato in misura mensile e calcolato sulla media dei redditi d’impresa denunciati ai fini Irpef negli ultimi 36 mesi di contributi precedenti la domanda di autorizzazione. Una volta fissato questo reddito medio, occorre verificare a quale delle otto classi di reddito, prefissate dalla legge, si rientra.
Per esempio, un artigiano con redditi tali da rientrare nella prima classe (fino a 18.808 euro) dovrà versare una contribuzione mensile di 376,16 euro, ossia 4.513,92 euro per tutto l’anno; il commerciante che si trova nelle stesse condizioni dovrà versare una contribuzione mensile di 383,69 euro, ossia 4.604,28 euro per tutto l’anno.
Altro esempio: un artigiano con redditi tali da rientrare nell’ottava classe (oltre 56.224 euro) dovrà versare una contribuzione mensile di 1.124,48 euro, ossia 13.493,76 euro per tutto l’anno; il commerciante nelle stesse condizioni dovrà pagare un contributo mensile di 1.146,97 euro, cioè 13.763,64 euro per tutto l’anno.
Lavoratori parasubordinati
Il contributo volontario dovuto dagli iscritti alla Gestione separata INPS si calcola applicando all’importo medio dei compensi percepiti nell’anno di contribuzione, precedente alla data di presentazione della domanda di autorizzazione, l’aliquota di contribuzione obbligatoria, nel rispetto del minimale di legge (pari al minimale di artigiani e commercianti). Per l’anno 2026, per il quale il minimale annuo è pari a 18.808 euro, l’importo minimo dovuto, in misura annua, è pari a 4.702 euro per i professionisti senza cassa e a 6.207 euro per tutti gli altri iscritti alla gestione separata (co.co.co., etc.)
La deducibilità fiscale
Vale la pena ricordare che i contributi volontari sono deducibili dal reddito, riducendo RPEF e addizionali. Quindi, oltre alla previdenza, richiedono una pianificazione fiscale per alleggerire il sacrificio economico, aumentando il valore dell’investimento nel lungo periodo.
Una scelta che pesa
I contributi volontari 2026 non sono semplici numeri da annotare sul bilancio familiare, ma il compromesso tra spesa presente e sicurezza futura. Chi decide di versare oggi sta scegliendo di proteggere il proprio domani, in un mondo dove la sicurezza pensionistica è sempre più incerta.
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