PROFESSIONISTI E PROFESSIONE
DI MARCO CALIANDRO, FEDERICO LOFFREDO | 12 GENNAIO 2026
La progressiva diffusione dell’Intelligenza Artificiale nei processi decisionali delle imprese e delle pubbliche amministrazioni sta trasformando profondamente il ruolo dei professionisti della consulenza giuridica e fiscale. L’entrata in vigore dell’AI Act, il coordinamento con il GDPR e l’integrazione con la disciplina europea dei dati impongono un cambio di paradigma: il professionista non è più chiamato soltanto a verificare la conformità normativa, ma a progettare modelli di governance dell’AI capaci di integrare diritto, tecnologia e organizzazione. L’articolo analizza l’evoluzione di questo ruolo, evidenziando le nuove responsabilità, le competenze richieste e le opportunità che si aprono per avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro nell’accompagnare imprese e istituzioni nella trasformazione digitale regolata.
L’AI come oggetto della consulenza professionale
L’Intelligenza Artificiale non è più una tecnologia sperimentale riservata ai laboratori di ricerca o alle grandi piattaforme digitali. È ormai parte integrante delle strategie aziendali, dei processi di gestione del personale, delle attività di analisi finanziaria, della sanità, dei servizi pubblici e della consulenza professionale stessa. In questo contesto, il diritto non interviene più soltanto ex post, per correggere abusi o violazioni, ma diventa uno strumento di progettazione preventiva. La consulenza giuridica e fiscale in ambito AI si colloca così in una fase nuova, in cui il professionista è chiamato a comprendere il funzionamento delle tecnologie e a tradurre regole complesse in assetti organizzativi sostenibili.
Dal controllo di conformità alla progettazione della governance
Il quadro normativo europeo ha chiarito che la compliance in materia di AI non può essere ridotta a un adempimento formale. L’AI Act, in particolare, attribuisce obblighi diretti non solo ai fornitori, ma anche agli utilizzatori professionali dei sistemi di AI, imponendo valutazioni preventive, supervisione umana, documentazione e monitoraggio continuo. Il professionista diventa quindi un attore centrale nella costruzione di una governance dell’AI che integri aspetti giuridici, tecnici e organizzativi.
Questa evoluzione segna il passaggio da una consulenza reattiva a una consulenza strutturale. Non si tratta più di rispondere a un quesito normativo isolato, ma di accompagnare l’organizzazione nella definizione di policy interne, procedure di gestione del rischio, modelli di responsabilità e flussi decisionali compatibili con l’uso dell’AI. In tal senso, il professionista assume un ruolo simile a quello già sperimentato con il GDPR, ma in un contesto ancora più complesso e interdisciplinare.
Il professionista come interprete dell’interazione normativa
Uno degli aspetti più delicati della consulenza in ambito AI è la capacità di leggere e interpretare l’interazione tra le diverse normative europee. AI Act, GDPR, Data Act, Data Governance Act, EHDS e disciplina della cybersicurezza non operano su piani separati, ma si sovrappongono e si integrano. Il professionista deve essere in grado di offrire una visione d’insieme, evitando approcci frammentari che rischiano di generare incoerenze o lacune di responsabilità.
In particolare, la gestione dei dati utilizzati dai sistemi di AI richiede una lettura coordinata delle basi giuridiche del trattamento, dei requisiti di qualità e rappresentatività dei dataset, delle misure di sicurezza e degli obblighi di trasparenza. La consulenza diventa così un esercizio di armonizzazione normativa, in cui il valore aggiunto del professionista risiede nella capacità di costruire soluzioni pratiche a partire da un quadro regolatorio articolato.
Implicazioni fiscali, lavoristiche e organizzative dell’AI
L’adozione dell’AI non produce effetti solo sul piano tecnologico o giuridico, ma incide anche su ambiti tradizionalmente presidiati dalla consulenza fiscale e del lavoro. L’automazione dei processi, l’uso di sistemi predittivi e l’analisi avanzata dei dati possono modificare l’organizzazione del lavoro, i criteri di valutazione delle performance, i modelli di remunerazione e le strategie di investimento.
Il consulente del lavoro è chiamato a valutare la compatibilità dei sistemi di AI con la normativa lavoristica, con particolare attenzione ai profili di trasparenza, non discriminazione e controllo a distanza. Il professionista fiscale, a sua volta, deve considerare l’impatto dell’AI sui processi di pianificazione, controllo e reporting, nonché sulle politiche di investimento e sulle agevolazioni legate all’innovazione tecnologica. In entrambi i casi, l’AI diventa un fattore che richiede una lettura integrata delle norme e una consulenza capace di anticipare i rischi.
Nuove competenze e responsabilità professionali
Il mutamento del contesto normativo e tecnologico impone ai professionisti un aggiornamento profondo delle competenze. Non è necessario diventare sviluppatori o ingegneri, ma è indispensabile comprendere le logiche di base dei sistemi di AI, i loro limiti, le fonti di rischio e le implicazioni etiche. La consulenza in ambito AI richiede una cultura della tecnologia che consenta di dialogare efficacemente con i fornitori, i responsabili IT e i decisori aziendali.
A ciò si aggiunge una nuova dimensione di responsabilità. Il professionista che assiste un’impresa nell’adozione dell’AI contribuisce direttamente alla definizione delle scelte organizzative e dei modelli di governance. La qualità della consulenza incide quindi sulla capacità dell’organizzazione di operare in modo conforme e sostenibile. In questo senso, il ruolo del professionista assume una valenza strategica e, in parte, preventiva rispetto ai rischi legali e reputazionali.
Opportunità professionali e nuovi modelli di consulenza
L’AI non rappresenta soltanto una sfida, ma anche un’importante opportunità per il mondo delle professioni. La complessità del quadro normativo e la rapidità dell’innovazione rendono sempre più necessaria una consulenza specializzata e continuativa. Si aprono spazi per servizi ad alto valore aggiunto, come l’assistenza nella predisposizione di AI governance framework, la conduzione di valutazioni d’impatto, la formazione interna del personale e il supporto nella gestione dei rapporti con le autorità di controllo.
Il professionista può così evolvere da semplice consulente normativo a partner strategico dell’impresa, capace di accompagnare l’innovazione tecnologica lungo tutto il suo ciclo di vita. Questa evoluzione richiede investimenti in formazione e collaborazione interdisciplinare, ma consente di rafforzare il ruolo sociale ed economico delle professioni nell’ecosistema digitale.
Conclusioni: verso una consulenza interdisciplinare sull’AI
L’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo i confini della consulenza giuridica e fiscale. L’Europa, attraverso un quadro normativo articolato e ambizioso, ha chiarito che l’AI deve essere governata, non subita. In questo processo, il professionista assume un ruolo centrale: interprete delle norme, progettista di soluzioni organizzative, garante dell’equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti.
La consulenza in ambito AI richiede un approccio interdisciplinare, capace di integrare diritto, tecnologia e strategia aziendale. Chi saprà cogliere questa trasformazione non solo risponderà efficacemente alle nuove esigenze del mercato, ma contribuirà in modo determinante alla costruzione di un’Intelligenza Artificiale affidabile, responsabile e conforme ai valori europei.
Il contenuto di questa newsletter è strettamente riservato e destinato esclusivamente ai destinatari autorizzati.
È espressamente vietata la condivisione totale o parziale di questa comunicazione su qualsiasi piattaforma pubblica o privata, inclusi (ma non limitati a):
• Gruppi e canali Telegram
• Chat di gruppo o broadcast su WhatsApp
• Post o storie su Facebook, Instagram, X (Twitter), LinkedIn, o altri social network.
Ogni violazione di questa norma potrà comportare l’esclusione immediata dalla lista dei destinatari e, nei casi più gravi, azioni legali.