L’OPINIONE
DI MASSIMO BRAGHIN | 29 LUGLIO 2026
Il Quadro A del modello ISA 2026 raccoglie i dati sul personale, distinguendo tra imprese e lavoratori autonomi. Dietro la semplice richiesta di giornate retribuite e numero di addetti si nasconde un impianto di regole articolato, che richiede attenzione nella ricostruzione dei rapporti atipici, dei soci operativi e delle sospensioni dell’attività.
Ogni anno la compilazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale riporta l’attenzione su un quadro che, a un primo sguardo, sembra tra i più semplici dell’intero modello: quello dedicato al personale. In realtà il Quadro A è uno dei più delicati, perché incide direttamente sugli indicatori di produttività e di efficienza utilizzati dal software di calcolo, e un errore nella sua compilazione può alterare il posizionamento del contribuente rispetto alla media di settore.
Il Quadro A misura il lavoro effettivo, non il numero degli addetti
Il quadro non chiede semplicemente quante persone lavorano nell’attività, ma pretende una ricostruzione puntuale del tempo di lavoro effettivamente prestato nel periodo d’imposta, distinguendo tra tempo pieno, tempo parziale, contratti a termine, somministrazione, prestazioni occasionali e collaborazioni coordinate e continuative superstiti al Jobs Act. Gli ISA, in altre parole, non misurano la presenza formale di un lavoratore, ma il suo apporto reale in termini di giornate retribuite, rendendo confrontabili situazioni diverse tra loro, come quella di chi è stato assunto a gennaio e licenziato a giugno rispetto a chi ha lavorato l’intero anno.
Le istruzioni per il periodo d’imposta 2025 confermano quanto detto, con particolare attenzione al corretto utilizzo dei dati provenienti dalle denunce contributive, in primo luogo le UNIEMENS. La conversione delle settimane utili in giornate retribuite, tramite il meccanismo di moltiplicazione per 6e divisione per 100, resta uno dei passaggi tecnici più delicati, soprattutto quando l’intermediario che predispone il modello non dispone di un accesso diretto e aggiornato ai flussi previdenziali del cliente.
Giornate retribuite e dati UNIEMENS: il passaggio più delicato
Un aspetto che merita particolare attenzione riguarda la posizione dei soci, amministratori e non, e la loro distinzione rispetto ai soci di puro capitale. Le istruzioni ribadiscono un principio che nella pratica genera incertezze: chi versa contributi previdenziali o premi assicurativi contro gli infortuni, oppure chi svolge la funzione di amministratore, non può essere qualificato come socio meramente di capitale, indipendentemente da come sia stato inquadrato nei documenti societari. Ne deriva la necessità di una verifica della posizione di ciascun socio, che va oltre la semplice lettura dell’atto costitutivo.
Analogo livello di attenzione richiede la determinazione della percentuale di apporto lavorativo di soci amministratori, soci non amministratori, collaboratori familiari e associati in partecipazione, calcolata prendendo come parametro il lavoro a tempo pieno di un dipendente per l’intero periodo d’imposta. Gli esempi numerici riportati nelle istruzioni mostrano come il risultato finale possa facilmente superare il 100%, quando più soggetti concorrono contemporaneamente all’attività: un meccanismo che, se non gestito con cura, rischia di essere sottostimato, penalizzando indicatori di produttività costruiti proprio su questi valori.
Soci e collaboratori: la corretta qualificazione dell’apporto lavorativo
Le istruzioni dedicano poi spazio alla Cassa integrazione e agli istituti assimilati, chiarendo che le giornate di sospensione, pur già incluse nel computo delle giornate retribuite del personale dipendente, vanno indicate separatamente per consentire al modello di depurare la produttività da periodi di inattività non imputabili a un calo strutturale del lavoro. La conversione delle ore di riduzione dell’orario in giornate equivalenti, con arrotondamento all’unità più vicina, richiede una ricostruzione puntuale, soprattutto nelle ipotesi di Cassa integrazione parziale.
Le istruzioni relative alle attività di impresa e quelle relative al lavoro autonomo, pur ricalcando in larga parte la stessa struttura, presentano alcune differenze. Per le imprese viene richiesto il dato dei collaboratori dell’impresa familiare e familiari coadiuvanti, mentre nel lavoro autonomo un unico rigo è dedicato ai soci o associati che prestano attività nella società o nell’associazione professionale, con una percentuale calcolata sul tempo dedicato rispetto all’attività complessivamente svolta, anche in forma individuale. Una differenza che riflette la diversa organizzazione degli studi professionali, ma che nella pratica può creare confusione quando lo stesso soggetto opera sia come professionista individuale sia come associato.
Cassa integrazione e differenze tra impresa e lavoro autonomo
Il Quadro A, pur presentandosi come una sezione anagrafica del modello ISA, incide in modo determinante sull’affidabilità del punteggio finale, perché fotografa la struttura produttiva del contribuente e la confronta con parametri di settore costruiti su basi statistiche complesse. Una compilazione approssimativa, basata su stime piuttosto che su un’analisi puntuale delle denunce contributive e dei contratti in essere, può tradursi in un posizionamento distorto rispetto alla media di riferimento, con conseguenze dirette sul livello di affidabilità attribuito e, potenzialmente, sull’accesso ai regimi premiali collegati agli ISA. La raccolta dei dati sul personale merita quindi lo stesso rigore riservato ai dati contabili, superando la tentazione di considerarla un adempimento meramente descrittivo.
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