L’OPINIONE
DI DANIELE CIRIOLI | 26 GENNAIO 2026
Secondo l’ISTAT la variazione della speranza di vita è di 8 mesi dal 1° gennaio 2027, che diventano 4 al netto dei 4 mesi “persi” durante il Covid. Il Decreto 19 dicembre 2025 ha fissato l’aumento dei requisiti di pensionamento di 3 mesi dal 1° gennaio 2027 (1 mese dal 2027, altri 2 dal 2028). Dov’è finito il mese “fantasma” che manca all’appello?
Finirà che nei prossimi anni, dal 2027 o dal 2028, i requisiti di pensionamento aumenteranno di 4 mesi, non di 3 come attualmente previsto. Se la matematica non è opinione, infatti, i conti nel paniere della previdenza pubblica non tornano. Il nodo è la “speranza di vita”, che traduce le variazioni dell’ISTAT relative, appunto, alla speranza di vita degli italiani di 65 anni, in incrementi automatici dell’età pensionabile secondo la logica: si vive di più, si lavora di più. In base alla nota dell’ISTAT prot. 2499185 del 25 novembre, il rialzo certificato è di 8 mesi. Il Decreto 19 dicembre 2025(in G.U. n. 301 del 30 dicembre 2025), tuttavia, che ufficializza l’adeguamento dei requisiti, ne considera soltanto sette. Manca 1 mese all’appello: che fine ha fatto? Ma procediamo con ordine.
La speranza di vita
L’argomento (si è capito) riguarda i requisiti per il pensionamento. L’anno in corso è l’ultimo a non avere aumenti dei requisiti, mentre per il prossimo triennio 2027/2029 ne sono previsti due. La Manovra 2026 ha già tracciato la rotta: dal 1° gennaio 2027 servirà 1 mese in più per l’accesso al riposo, mentre dal 1° gennaio 2028 l’asticella salirà di ulteriori 2 mesi. In totale, tre mesi in più rispetto ad oggi. Tutto ciò per via del predetto meccanismo statistico, chiamato speranza di vita. Sono due le variabili che condizionano l’accesso a pensione: età e contributi versati durante la vita lavorativa. Un tempo età e contributi erano fissati per legge e potevano essere modificati solo con legge. Oggi non è più così, perché il sistema è stato reso “dinamico”. Infatti, vige una particolare regola per cui, senza necessità di legge, età e contributi vengono automaticamente incrementati qualora aumenti la speranza di vita calcolata dall’ISTAT e che misura la probabilità di vita: se sale (se si vive di più) salgono pure i requisiti d’età e contributi per il pensionamento.
Niente aumenti fino a quest’anno
Da quando è vigente, quest’automatismo è stato applicato 6 volte. Le prime tre con segno positivo: anni 2013/2015 (incremento requisiti di pensionamento di 2 mesi); anni 2016/2018 (incremento di 4 mesi) e anni 2019/2020 (aumento di 5 mesi). Nelle ultime tre volte, invece, non c’è stata variazione, perché la speranza di vita è risultata invariata o negativa: 2021/2022 (nessuna variazione); 2023/2024 (speranza di vita negativa di 3 mesi); 2025/2026 (speranza di vita ancora negativa di 1 mese). Negli ultimi 8 anni, dal 2019 al 2026, dunque, i requisiti per mettersi in pensione sono rimasti invariati.
Gli aumenti dal 2027
Lo scenario cambia dal 1° gennaio 2027. Infatti, secondo i dati dell’IISTAT, la speranza di vita è tornata a salire determinando un aumento di 8 mesi ai requisiti delle pensioni. L’incremento effettivo, però, sarà minore, cioè di 3 mesi, perché saranno recuperati 4 mesi della speranza di vita persi durante il Covid. E arriviamo al problema. A conti fatti, manca un mese: la differenza tra 8 mesi (aumento speranza di vita) e 4 mesi (speranza di vita persa per il Covid) non è di 3 mesi (come considerato dal Decreto 19 dicembre 2025 ), ma di 4 mesi: dove è andato a finire questo mese ? Lo sapremo nel prossimo futuro. È ragionevole ipotizzare che non si tratti di un abbuono, ma di un rinvio. Con ogni probabilità, il mese “fantasma” verrà recuperato dal 2027 o dal 2028, sommandosi a quanto già stabilito dalla Legge n. 199/2025 (Manovra 2026), che ha spalmato il carico dei 3 mesi su 2 anni: a partire dal 2027 ci vorrà un mese in più per mettersi in pensione e ci vorranno tre mesi in più dal 2028.
Un’ultima annotazione. Per i “giovani” (cioè i lavoratori appartenenti al sistema contributivo pure, vale a dire coloro che hanno iniziato a lavorare e contribuire dal 1° gennaio 1996), la situazione sarà peggiore perché ci sarà l’esordio del doppio incremento dovuto alla speranza di vita, età e contributi, previsto dalla Manovra 2024 e finora mai applicato.
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