L’OPINIONE
DI MAURO NICOLA | 23 LUGLIO 2025
Similitudine tra realtà della situazione tributaria nazionale e “La vita è bella”: far credere che le cose possano accadere, e se non accadranno ci sarà un premio, ma per arrivare al traguardo dovrai esserti comportato da contribuente probo, serio e soprattutto onesto. E il meritato premio sarà la non accertabilità dei redditi dichiarati.
Alzi la mano chi non ha visto “La vita è bella” film del 1997 co-scritto, diretto ed interpretato da Roberto Benigni, vincitore di ben tre premi Oscar.
La pellicola vede protagonista Guido, un ebreo italiano che viene deportato insieme alla sua famiglia in un lager nazista e cerca di proteggere il figlio dagli orrori dell’Olocausto facendogli credere che tutto ciò che vedono sia parte di un gioco, in cui dovranno affrontare prove durissime per vincere un meraviglioso premio.
Ebbene il racconto si sposa benissimo con la realtà della situazione tributaria nazionale.
Far credere che le cose possano accadere, e se non accadranno ci sarà un premio, ma per arrivare al traguardo dovrai esserti comportato da contribuente probo, serio e soprattutto onesto. E il meritato premio sarà la non accertabilità dei redditi dichiarati.
E se questa caratteristica di onestà non è nel tuo patrimonio cromosomico nessun problema. L’Agenzia delle Entrate ha modi e, soprattutto, infiniti mezzi di persuasione.
Il concordato preventivo biennale non ti piace? Pazienza. Ricorda però che non aderendovi, così come previsto dall’art. 34, comma 2, del Decreto CPB, sarà intensificata l’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza mediante la programmazione di maggiore capacità operativa nei tuoi confronti.
E non dimenticare che, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, nell’esercizio dell’attività di controllo, potranno utilizzare tutte le informazioni contenute nelle banche dati disponibili, anche tramite interconnessione tra loro e, con quelle, di archivi e registri pubblici, ivi incluse quelle contenute nell’Anagrafe dei conti finanziari.
Questo il monito contenuto nel secondo paragrafo della circolare n. 9/E/2025 del 24 giugno 2025.
E mentre un’orda di contribuenti terrorizzati, dopo la lettura del succitato testo, si accingeva ad accorrere negli studi dei propri commercialisti, per aderire al concordato preventivo biennale, ecco arrivare in soccorso la Corte dei Conti, il massimo organo dello Stato che, per eccellenza, svolge funzioni giurisdizionali e amministrative di controllo, e vigilanza, in materia fiscale, sulle entrate e sulle spese pubbliche
Lo scorso 26 giugno, la Corte dei Conti, nella sua annuale Relazione sul Rendiconto generale dello Stato per il 2024, ha evidenziato come sia stato estremamente contenuto, in termini finanziari, il risultato dell’attività di accertamento che ha dato luogo, nell’anno, a introiti, calcolati dall’Agenzia delle Entrate, per complessivi 4,3 miliardi.
Non solo. Ha stigmatizzato, inoltre, che i volumi dell’attività di accertamento ordinaria nei settori dell’imposizione sul reddito e dell’IVA anche nel 2024 hanno continuato ad essere modesti, tenuto anche conto dell’ampiezza e numerosità dei fenomeni evasivi che interessano un elevato numero di soggetti.
Infatti la frequenza media dei controlli sostanziali ordinari rispetto alla platea dei contribuenti si è attestata intorno all’1,4 per cento, valore questo che appare particolarmente basso rispetto all’ampiezza dei fenomeni evasivi che caratterizzano il funzionamento del sistema fiscale del Paese.
Incidenza percentuale scaturente dal rapporto tra i contribuenti accertabili, pari a 9.087.534, e contribuenti accertati, pari a 129.086!
E meno male che sempre secondo il pensiero della stessa Corte dei Conti la maggiore frequenza dei controlli fiscali, soprattutto nei settori a maggior rischio di evasione, dovrebbe integrare l’utilizzazione in chiave in primo luogo preventiva della ingente mole di dati a disposizione mediante i sistemi informativi.
Per tacere poi del sempre (più) marginale utilizzo dell’accertamento sintetico e della scarsissima collaborazione dei Comuni all’attività di accertamento erariale.
E, infine, il vero colpo di teatro. Anche per il 2024 è emersa una preoccupante frequenza, superiore al 27 per cento, di accertamenti definiti per inerzia del contribuente, in aumento rispetto al 2023. Una parte molto rilevante dei controlli sostanziali, dunque, non è definita bonariamente, usufruendo della riduzione delle sanzioni prevista dalla legge, ma neppure è contestata davanti al Giudice tributario.
Ovvero trattasi, quasi certamente, di posizioni per le quali è elevato il rischio di infruttuosità delle successive azioni di riscossione. Insomma tanto lavoro per nulla!
Sicuramente sorte migliore hanno avuto gli introiti da ravvedimento (complessivamente 4,5 miliardi) in parte indotti dalle lettere di compliance inviate dall’Agenzia per segnalare omissioni (in totale, tra le varie tipologie, 2.292 milioni, oltre a sanzioni e interessi), in parte conseguenti all’avvio di attività di controllo sostanziale (1.180 milioni, oltre sanzioni e interessi) o ad autocorrezioni spontanee (604 milioni oltre sanzioni e interessi).
Cosa traiamo dal confronto dei due documenti? Un’unica conclusione. La vita è ciò che accade, ovvero la vita non sempre segue il nostro piano e, spesso, le esperienze più significative avvengono in modi inaspettati [cit. John Lennon – Beautiful Boy (Darling Boy)].
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