3° Contenuto riservato: Il tesoretto dell’INAIL sfruttato dallo Stato


L’OPINIONE

DI DANIELE CIRIOLI | 23 LUGLIO 2025


Lo Stato sfrutta circa 50 miliardi di euro dell’INAIL senza restituire un euro d’interesse. Sono soldi dei lavoratori (pagati dalle aziende e dai lavoratori autonomi): all’incirca 5 anni di premi assicurativi.

Cinque anni di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. A tanto corrisponde, euro in più euro in meno, il tesoretto dell’INAIL attualmente a totale appannaggio dello Stato. Al 31 dicembre 2024, infatti, l’INAIL ha un deposito alla Tesoreria dello Stato (a interesse zero di guadagno!) di circa 44 miliardi di euro. A ciò si aggiunge un credito di oltre 5 miliardi di euro per premi non versati da Stato e Ministeri e un assegno da staccare ogni anno, sempre a favore dello Stato, di 204 milioni di euro per “riduzioni e razionalizzazioni della spesa”. In totale, dunque, lo Stato sfrutta circa 50 miliardi di euro dei risparmi dell’INAIL, che corrispondono a 5 anni di premi pagati dai datori di lavoro (premi che ammontano a poco meno di 10 miliardi all’anno). I dati arrivano dal Rendiconto INAIL del 2024 presentato dallo stesso istituto assicuratore lo scorso 3 luglio e dalla Determinazione n. 70/2025 della Corte dei conti relativa al controllo dei dati di gestione dell’anno 2023. La Corte dei conti, tra l’altro, ha fatto il punto sugli effetti per l’INAIL delle c.d. rottamazioni cartelle: la cancellazione di oltre 3 miliardi di euro di crediti per premi non versati, nei confronti di lavoratori autonomi e datori di lavoro.

Gli effetti della rottamazione

Primo aspetto evidenziato dalla Corte dei conti riguarda gli effetti della c.d. rottamazione delle cartelle: l’eliminazione di 3 miliardi e 172 milioni di euro di crediti che l’INAIL vantava nei confronti dei lavoratori autonomi e dei datori di lavoro per premi di assicurazione non versati. I dati sono stati forniti alla Corte dei conti dallo stesso INAIL (Nota 9 febbraio 2024). A seguito della prima rottamazione (art. 4 del D.L. n. 119/2018: saldo e stralcio dei debiti fino a 1.000 euro degli anni 2000/2010) sono stati eliminati 1.050.848.472 euro di crediti al 31 dicembre 2022. Con la successiva rottamazione (art. 4 , D.L. n. 41/2021: saldo e stralcio di debiti fino a 5.000 euro degli anni 2000/2010) è stata aggiunta l’eliminazione, sempre nell’anno 2022, di altri 1.161.210.268 euro di crediti. Con l’ultima rottamazione (art. 1 della Legge n. 197/2022: saldo e stralcio dei debiti fino a 1.000 euro degli anni 2000/2015), infine, sono stati annullati 1.034.688.989 euro di crediti. Complessivamente, l’operazione rottamazione ha tolto all’INAIL 3.171.695.513 euro di crediti vantati nei confronti di lavoratori autonomi e datori di lavoro a titolo di premi non versati.

L’INAIL finanzia lo Stato

Altro aspetto evidenziato dalla Corte dei conti riguarda la gestione finanziaria delle risorse: euro in più o euro in meno, il tesoretto dell’INAIL che, attualmente, è a totale appannaggio dello Stato è pari a 5 anni di premi di assicurazione. Al 31 dicembre 2024, infatti, l’INAIL ha un deposito presso la Tesoreria dello Stato a interesse zero di guadagno pari a 44 miliardi di euro. A ciò si aggiunge un credito di 5 miliardi di euro per premi non versati (ancora) dallo Stato e dai Ministeri (più di 3 miliardi, come già accennato, riguardano il risanamento della gestione agricoltura) e un assegno staccato ogni anno, sempre a favore dello Stato, di oltre 203 milioni di euro per “riduzioni e razionalizzazioni della spesa”. In totale, dunque, l’INAIL finanzia lo Stato con 50 miliardi di euro a costo zero. Nel dettaglio:

  1. fondo cassa depositato presso la tesoreria dello Stato (si ripete ancora una volta: senza alcuna remunerazione) al 31 dicembre 2024 = 43 miliardi e 815 milioni;
  2. crediti totali verso lo Stato e altri soggetti pubblici = 5.670.128.735,70 euro;
  3. riduzione e razionalizzazione della spesa = circa 204 milioni di euro.

Tesoretti e cuneo fiscale

Se ne parla da anni di “ridurre il cuneo fiscale”, di “abbassarlo”, di “tagliarlo”. La riduzione, è opinione comune, servirebbe a rendere più competitive le aziende e dare più potere d’acquisto ai lavoratori, oltre a rappresentare un’operazione di “giustizia” sociale. Sotto il nome di “cuneo fiscale” va la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto (il dipendente) incassa in busta paga. In Italia siamo all’incirca attorno al 47-48%. È la somma delle imposte e dei contributi pagati da datori di lavoro e lavoratori dipendenti e che forma la voce “costo del lavoro”. I dati dell’INAIL fanno sorgere naturalmente una domanda: perché non utilizzarne una parte di questo tesoretto per la riduzione del “cuneo”?

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