COMMENTO
DI FRANCESCA BICICCHI – STUDIO NEVIO BIANCHI & PARTNERS | 25 MARZO 2026
Dal 2026 i datori di lavoro domestico under 76 dovranno versare i contributi per colf e badanti esclusivamente online, con l’eliminazione dei bollettini cartacei INPS.
Premessa
Il 2026 segna un passaggio storico per il lavoro domestico in Italia: l’abbandono definitivo – salvo una fase transitoria – dei bollettini cartacei per il pagamento dei contributi di colf, badanti e baby-sitter.
A partire da gennaio scorso, difatti, l’INPS ha avviato la completa dematerializzazione delle comunicazioni e degli strumenti di pagamento per i datori di lavoro domestico con meno di 76 anni, introducendo l’obbligo di gestione esclusivamente digitale dei versamenti contributivi.
Per anni, il rapporto di lavoro domestico è stato gestito attraverso un sistema semplice, ma fortemente analogico, che prevedeva la ricezione a domicilio dei bollettini pagoPA, la compilazione e il pagamento presso sportelli fisici o uffici postali.
Questo modello viene ora definitivamente superato. Dal 2026 l’INPS non invia più la tradizionale lettera annuale contenente i modelli di pagamento ai datori di lavoro domestico under 76, anche se in passato ne avevano fatto richiesta.
La novità implica che il datore di lavoro debba assumere un ruolo più attivo nella gestione degli adempimenti, accedendo autonomamente ai servizi digitali dell’Istituto per verificare importi, scadenze e modalità di pagamento.
L’eccezione degli over 76: una transizione guidata
Il legislatore e l’INPS hanno, in ogni caso, previsto una fase di accompagnamento per le fasce di popolazione meno digitalizzate. Solo per il 2026 continueranno infatti a ricevere la documentazione cartacea i datori di lavoro domestico con età pari o superiore a 76 anni.
Si tratta di una misura temporanea, pensata per evitare un impatto troppo brusco su una platea potenzialmente più fragile dal punto di vista dell’accesso agli strumenti digitali. Dal 2027, però, anche questa categoria dovrà adeguarsi completamente al nuovo sistema online.
Parallelamente, per i nuovi rapporti di lavoro avviati dal 2026 non sarà più possibile richiedere l’invio dei bollettini cartacei; in questi casi, la gestione digitale diventa fin da subito l’unico canale disponibile.
Come cambia il pagamento dei contributi
Il passaggio al digitale non modifica l’obbligo contributivo né le scadenze, ma trasforma gli strumenti operativi.
Il datore di lavoro domestico deve ora accedere al Portale dei Pagamenti INPS o utilizzare le applicazioni dedicate (App INPS Mobile, App IO), attraverso credenziali digitali come SPID, CIE o CNS.
Una volta autenticato, il sistema consente di:
- visualizzare l’importo dei contributi trimestrali;
- eventualmente modificarne i parametri (ore, retribuzione, settimane lavorate);
- generare l’avviso pagoPA;
- effettuare il pagamento direttamente online o tramite i canali abilitati.
Resta possibile pagare anche presso banche, uffici postali o altri prestatori di servizi aderenti al circuito pagoPA, ma sempre partendo da un avviso generato digitalmente.
In sostanza, il cartaceo non scompare totalmente come supporto fisico, ma diventa, eventualmente, solo una stampa autonoma dell’utente.
Le ragioni della dematerializzazione
La scelta dell’INPS si inserisce in un più ampio processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, orientato a criteri di semplificazione, economicità e sostenibilità.
I vantaggi dichiarati vanno dalla maggiore tracciabilità dei pagamenti alla disponibilità continua dei servizi (24 ore su 24), fino ad arrivare ad unariduzione dei costi di stampa e spedizione e alla diminuzione del rischio di smarrimento o ritardi nella consegna.
A questo si aggiunge la standardizzazione dei processi attraverso piattaforme digitali interoperabili come pagoPA, ormai centrale nei rapporti tra cittadini e amministrazione pubblica.
Impatti sulle famiglie: tra semplificazione e nuove criticità
Se sul piano sistemico la riforma è coerente con le politiche di innovazione, sul piano operativo emergono alcune criticità, soprattutto per le famiglie meno strutturate.
Il rischio principale è legato alla perdita del “promemoria” rappresentato dal bollettino cartaceo. Come evidenziato da diversi operatori del settore, molti datori di lavoro erano abituati ad attendere la comunicazione postale per procedere al pagamento.
Con il nuovo sistema, invece, diventa fondamentale monitorare autonomamente le scadenze, mantenere attive le credenziali digitali e verificare periodicamente la propria posizione contributiva.
Un cambio di paradigma che richiede maggiore consapevolezza e organizzazione, pena il rischio di omissioni o ritardi nei versamenti.
Il ruolo degli intermediari e dei servizi di supporto
In questo scenario, cresce il ruolo degli intermediari – consulenti del lavoro, associazioni datoriali, CAF – che possono affiancare le famiglie nella gestione degli adempimenti.
Alcune realtà, come le associazioni di categoria, hanno già strutturato servizi dedicati che prevedono l’invio diretto dei modelli pagoPA e l’assistenza completa nella gestione del rapporto di lavoro domestico.
Anche l’INPS ha previsto strumenti di accompagnamento, tra cui attività di supporto telefonico e assistenza per l’accesso ai servizi digitali, proprio per facilitare la transizione.
Il lavoro domestico rappresenta un settore particolarmente delicato, caratterizzato da una platea ampia ed eterogenea di datori di lavoroe, per questo, il passaggio al digitale segna il tentativo di rendere più moderno ed efficiente un ambito tradizionalmente legato a pratiche informali o poco strutturate, ma, allo stesso tempo, evidenzia la necessità di accompagnare il cambiamento con strumenti adeguati di inclusione digitale, per evitare che una semplificazione tecnica si traduca in una complicazione pratica per una parte dell’utenza.
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