1° Documento Riservato: Trattamento contabile e fiscale delle cripto-valute: criticità applicative e ricadute operative

CIRCOLARE MONOGRAFICA

Analisi della recente Scheda, pubblicata il 7 luglio 2026, elaborata congiuntamente ad A.d.E. e OIC sul trattamento contabile delle cripto-valute

DI CARLA DE LUCA | 20 LUGLIO 2026

L’Agenzia Entrate ha pubblicato il 7 luglio 2026 una Scheda, elaborata congiuntamente a OIC, dal titolo “Trattamento contabile delle cripto-valute”. Con tale Documento fornisce un primo inquadramento sistematico delle cripto-attività nel bilancio civilistico e nel reddito d’impresa, focalizzandosi sul caso di una società che detiene Bitcoin, Ethereum e Solana. L’impostazione individua le cripto-valute come beni immateriali non monetari, classificabili alternativamente tra immobilizzazioni immateriali o rimanenze, con un trattamento fiscale che neutralizza i componenti valutativi ai fini IRES e IRAP. In questo contributo si evidenziano i principali punti di forza del Documento, le criticità interpretative e operative (specie in tema di politiche contabili, fair value, variazioni fiscali e gestione delle permute), proponendo al tempo stesso indicazioni pratiche per la predisposizione di procedure interne e per la consulenza ai clienti.Il ruolo del Documento A.d.E.-OIC

Il Documento A.d.E.-OIC ha il merito di affrontare in modo esplicito una questione che, nella pratica professionale, è stata per lungo tempo trattata in assenza di un riferimento nazionale realmente strutturato. Sotto questo profilo, il testo costituisce un passo avanti importante, perché prova a costruire un raccordo tra profilo contabile e profilo fiscale, evitando che il professionista debba ricorrere soltanto a soluzioni frammentarie o a ricostruzioni analogiche non sempre condiviso.

Al tempo stesso, proprio la presenza di un disclaimer iniziale molto netto impone una lettura prudente del Documento A.d.E.-OIC. Il testo, infatti, chiarisce che le indicazioni sono riferite esclusivamente alla fattispecie descritta e non limitano in alcun modo le future valutazioni delle Autorità laddove emergano elementi ulteriori o diversi. Per il consulente, questo significa che il Documento A.d.E.-OIC non può essere letto come una soluzione generale valida per ogni tipologia di cripto-attività, ma come un punto di partenza qualificato, da adattare con attenzione al caso concreto.

L’inquadramento delle cripto-valute come beni immateriali non monetari

Uno degli assi portanti del Documento A.d.E.-OIC è la riconduzione delle cripto-valute alla categoria dei beni immateriali non monetari. La soluzione è tecnicamente coerente, poiché gli asset considerati sono privi di consistenza fisica, non attribuiscono il diritto a ricevere somme di denaro determinate o determinabili e risultano autonomamente identificabili e trasferibili.

Tuttavia, sul piano operativo, questa impostazione richiede qualche cautela. Il Documento A.d.E.-OIC prende in considerazione un set circoscritto di cripto-valute e non affronta l’eterogeneità che caratterizza oggi il mercato degli asset digitali. Nella pratica, molti clienti possono detenere assetcon funzioni molto diverse tra loro e una qualificazione uniforme rischia di semplificare eccessivamente fenomeni che invece richiederebbero una lettura più granulare. Per questa ragione, il collega che assiste imprese attive, anche marginalmente, nel mondo cripto dovrebbe evitare automatismi e procedere a una mappatura analitica degli asset detenuti, della loro funzione economica e della finalità concreta di detenzione.

La classificazione in bilancio e il problema della destinazione

Il Documento A.d.E.-OIC individua nel criterio della destinazione l’elemento decisivo per distinguere tra:

  • iscrizione delle cripto-valute nelle immobilizzazioni immateriali
  • oppure nelle rimanenze.

In termini teorici, l’impostazione è lineare: se gli asset sono destinati a permanere durevolmente nel patrimonio della società, vengono trattati come immobilizzazioni; se invece sono detenuti per la vendita nell’ambito della normale attività, confluiscono nel magazzino.

Il problema sorge quando si passa dal piano teorico al piano gestionale. Nella realtà delle imprese, e ancor più in quella delle società che usano le cripto-attività come forma di impiego liquido, investimento o leva commerciale, la destinazione non è sempre stabile né facilmente dimostrabile. Vi sono casi in cui la detenzione nasce con un intento di medio periodo ma si trasforma rapidamente in un utilizzo più dinamico; in altri casi, la stessa impresa alterna finalità di investimento e finalità speculative. Proprio qui emerge una prima criticità del Documento A.d.E.-OIC: la centralità attribuita alla volontà della direzione e alla capacità di detenzione prolungata richiede, per essere difendibile, una formalizzazione interna molto rigorosa.

Non basta scegliere una classificazione, ma è necessario costruire un fascicolo istruttorio che la sostenga. Delibere, policy aziendali, report di tesoreria, limiti operativi e procedure di segregazione dei wallet diventano elementi decisivi per evitare che la classificazione appaia ex post arbitraria o opportunistica.

Valutazione, mancato ammortamento e perdite durevoli di valore

Il Documento A.d.E.-OIC affronta in modo particolarmente interessante il tema della valutazione delle cripto-valute iscritte tra le immobilizzazioni immateriali. La conclusione cui perviene è che tali asset non debbano essere assoggettati ad ammortamento, in quanto assimilabili, sul piano dell’utilità economica, a beni la cui utilità non si esaurisce nel tempo. Rimane però ferma la necessità di verificare eventuali perdite durevoli di valore, assumendo come parametro il fair value al netto dei costi di vendita.

Si tratta di una soluzione condivisibile nell’impianto, ma complessa da gestire in concreto. Il richiamo al fair value come unica configurazione del valore recuperabile apre infatti un terreno delicato, perché il mercato delle cripto-valute è caratterizzato da elevata volatilitàdifferenze di prezzo tra piattaforme, possibili problemi di liquidità e, in alcuni casi, assenza di mercati realmente ordinati. Ne deriva che la valutazione non può essere trattata come un passaggio meramente automaticoma richiede un presidio metodologico molto forte.

Sul piano operativo, ciò significa che il professionista dovrebbe spingere l’impresa a formalizzare in anticipo i criteri di determinazione del valore di mercato: quali piattaforme si assumono come riferimento, a quale momento temporale si rileva il prezzo, come si trattano eventuali spreadanomali, come si documentano i costi di dismissione. In mancanza di questa infrastruttura documentale, la tenuta dell’impostazione contabile rischia di indebolirsi sia sotto il profilo della revisione sia in chiave di controllo successivo.

La neutralizzazione fiscale delle valutazioni

Sul piano fiscale, il Documento A.d.E.-OIC ribadisce che i componenti positivi e negativi derivanti dalla valutazione delle cripto-attività alla chiusura del periodo non assumono rilevanza nella determinazione del reddito imponibile, né ai fini dell’imposta sul reddito né ai fini dell’imposta regionale. Si tratta di un passaggio di notevole importanza pratica, perché evita che la volatilità tipica di questi asset si traduca automaticamente in effetti fiscali su valori non ancora realizzati.

La soluzione è razionale, ma comporta un immediato aggravio gestionale. Se sul piano civilistico è necessario procedere alle valutazioni secondo i criteri contabili, sul piano fiscale vanno sterilizzati gli effetti mediante variazioni in dichiarazione. Questo comporta un doppio binario che, nella pratica quotidiana dello studio, richiede riconciliazioni puntuali, archivi di supporto e tracciamento distinto tra valori contabili e valori fiscalmente rilevanti.

La criticità maggiore si manifesta quando le cripto-valute sono classificate tra le rimanenze. In quel caso, il Documento A.d.E.-OIC chiarisce che i componenti valutativi restano comunque irrilevanti fiscalmente, con la conseguenza che il professionista non può affidarsi ai meccanismi ordinari del magazzino senza predisporre correttivi dichiarativi mirati. Per i colleghi, questo punto è decisivo: senza un prospetto di riconciliazione stabile, il rischio di errori dichiarativi aumenta in modo significativo.

Permute tra cripto-attività e operazioni realizzative

Uno dei passaggi più sensibili del Documento A.d.E.-OIC riguarda il trattamento delle operazioni di permuta e delle cessioni contro valuta tradizionale. Il testo chiarisce che, in tali ipotesi, la differenza tra corrispettivo e valore fiscale concorre alla formazione del reddito del periodo, ponendo quindi le permute tra cripto-attività sul piano delle operazioni fiscalmente realizzative.

Questo aspetto merita una particolare attenzione, perché nella prassi del settore cripto molte operazioni non assumono la forma di una vendita classica, bensì di uno scambio continuo tra asset digitali diversi. Se ogni permuta assume rilievo reddituale, il tema della ricostruzione del costo fiscale dei singoli token diventa centrale e non può essere gestitoin modo approssimativo. Qui il Documento A.d.E.-OIC è utile nella direzione di principio, ma lascia aperto il problema metodologico: il professionista deve comunque scegliere un criterio di attribuzione dei costi e costruire un sistema di tracciamento per lotti che sia coerente, verificabile e documentato.

Dal punto di vista operativo, questa è probabilmente una delle aree più rischiose per gli studi. Quando le movimentazioni sono numerose, frammentate su più exchange o accompagnate da trasferimenti tra wallet, l’errore di ricostruzione può propagarsi sia sul bilancio sia sulla dichiarazione. È quindi opportuno trattare il tema non come una mera questione contabile, ma come un tema di organizzazione del dato, con procedure dedicate e controlli periodici di quadratura.

Cambiamento di politiche contabili e fase di transizione

Il Documento A.d.E.-OIC prevede che l’eventuale adeguamento delle precedenti politiche contabili sia trattato come cambiamento di Principi contabili. Anche questo profilo, apparentemente tecnico, ha in realtà un impatto molto concreto nella pratica professionale, perché molte società hanno gestito in passato le cripto-attività con soluzioni eterogenee, spesso costruite in assenza di un quadro condiviso.

La transizione verso l’impostazione oggi proposta impone quindi una ricostruzione ordinata delle poste esistenti, una verifica della coerenza dei criteri precedentemente utilizzati e una valutazione attenta degli effetti sul patrimonio netto e sulla comparabilità dei dati di bilancio. Il Documento A.d.E.-OIC offre il quadro concettuale, ma non elimina la necessità di una gestione molto attenta della prima applicazione.

Per questo, il consiglio operativo è di affrontare la transizione come un progetto strutturato e non come un semplice aggiornamento tecnico. Andrebbero censiti gli asset detenuti, ricostruite le movimentazioni storiche, verificati i criteri applicati negli esercizi precedenti e predisposta un’informativa di bilancio capace di spiegare in modo chiaro il cambiamento intervenuto.

AspettoCriticità principaleSuggerimento
Inquadramento come beni immateriali non monetariRischio di inquadramento troppo uniforme per portafogli cripto eterogeneiMappare per tipologia le cripto-attività detenute dai clienti e valutare caso per caso l’inquadramento contabile
Classificazione immobilizzazioni/rimanenzeDifficoltà nel definire destinazioni chiare e gestire destinazioni misteDefinire policy interne di destinazione e procedure di tracciamento per classe di utilizzo
Valutazione e perdite durevoliElevata volatilità e discrezionalità nella stima del valore di mercatoFormalizzare metodi di determinazione del valore di mercato e documentare test di impairment
Neutralizzazione fiscale dei componenti valutativiNecessità di variazioni sistematiche in dichiarazione e riconciliazioni complesseAggiornare modelli di riconciliazione civilistico–fiscale e predisporre registri del valore fiscale delle cripto
Permute tra cripto e cessioniTracciabilità del costo fiscale e gestione di operazioni complesseImplementare strumenti di calcolo delle plus/minusvalenze e memorie tecniche per i casi non standard
Cambiamento di politiche contabiliImpatti su patrimonio netto e comparabilitàPianificare la migrazione dalle vecchie politiche alle nuove, con analisi quantitativa degli effetti e adeguata informativa
Coordinamento con evoluzioni regolamentariPossibili sviluppi che superano la fattispecie esaminataMonitorare costantemente evoluzioni normative e aggiornare le policy di studio in modo dinamico

Si allega un fac-simile di scheda di mapping.

Riferimenti normativi:

Agenzia delle Entrate – OIC, Scheda 7 luglio 2026 ,“Trattamento contabile delle cripto-valute”. 

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