4° Contenuto riservato: I contributi omessi rinviano il pensionamento

L’OPINIONE – INPS, CONTRIBUZIONE

DI DANIELE CIRIOLI | 12 OTTOBRE 2026

Contributi omessi e indispensabili per maturare il diritto possono far slittare il pensionamento al mese successivo alla regolarizzazione. Nessun rinvio, se il requisito contributivo è già raggiunto.

Il conto degli errori e delle distrazioni contributive arriva al momento peggiore: quello della pensione. Infatti, basta un contributo che manca all’appello e la pensione può non partire. Non perché il lavoratore non ne abbia maturato la necessità, ma perché quel versamento, dovuto e non effettuato, è determinante proprio per raggiungere il requisito contributivo richiesto dalla legge per il diritto al pensionamento. È questa la conseguenza del giro di vite imposto dall’INPS sui pensionamenti dei lavoratori autonomi. L’ultimo tassello è arrivato con il Messaggio n. 3113/2026, che mette nero su bianco una nuova regola che è destinata a pesare soprattutto su commercianti, artigiani, autonomi agricoli e iscritti alla gestione separata: se alla data della domanda di pensione mancano contributi indispensabili per maturare il diritto, la pensione non può decorrere. Bisogna prima regolarizzare la posizione e l’assegno partirà dal mese successivo alla regolarizzazione.

Il diritto, non l’importo

La distinzione sulla quale l’INPS insiste è una sola, ma decisiva: quei contributi omessi servono oppure no per maturare il diritto alla pensione?Se servono, il pensionamento si ferma. Invece, se il requisito contributivo minimo è già raggiunto, l’omissione non impedisce la decorrenza della pensione. Quei contributi, una volta recuperati, serviranno semplicemente ad aumentare l’importo dell’assegno. È una differenza che può tradursi in mesi di attesa. Ed è proprio qui che la stretta dell’INPS assume il suo significato più concreto. Dal 2022 non è più possibile contare, come avveniva in passato, sulla possibilità di presentare la domanda di pensione e sistemare successivamente eventuali buchi contributivi durante la lavorazione della pratica. La Circolare n. 110/2022 ha cambiato le regole del gioco. Oggi la posizione deve essere in ordine al momento della domanda, con tutti i contributi necessari per maturare il diritto, pena il rinvio del pensionamento.

La rateizzazione non salva

All’INPS non basta che il debito contributivo sia stato riconosciuto. Non basta aver ricevuto un avviso bonario, un avviso di addebito o una cartella. E non basta neppure aver ottenuto una rateizzazione: se le rate che servono a raggiungere il requisito pensionistico vengono pagate dopo la domanda di pensione, il problema rimane: la decorrenza del pensionamento slitta. L’unica strada per evitare il rinvio è anticipare il pagamentodelle rate che sono necessarie a perfezionare il diritto prima di presentare la domanda.

Le eccezioni

Non ogni omissione, tuttavia, fa slittare la pensione. Lo slittamento non opera, innanzitutto, se i contributi omessi non sono determinanti per il diritto. Qualora il lavoratore abbia raggiunto il requisito minimo, infatti, la pensione può decorrere regolarmente: il recupero dei contributi inciderà semmai sulla misura dell’assegno. Stesso discorso per tutti i contributi correnti il cui termine di versamento non è ancora scaduto al momento della domanda. In questo caso la domanda è tenuta in evidenza e il pagamento effettuato entro la normale scadenza consente di evitare lo slittamento. E non c’è slittamento neppure per i “contributi a saldo” che sono ancora da determinare. Al momento della domanda, infatti, il reddito dell’anno potrebbe non essere ancora conosciuto e, di conseguenza, il contributo non sarebbe ancora concretamente calcolabile.

Prepararsi per tempo

La lezione che arriva dall’INPS è chiara e impone una particolare prudenza a chi si avvicina al pensionamento. Prima di premere il pulsante della domanda, occorre guardare non soltanto l’età e gli anni di contributi risultanti dall’estratto conto, ma anche eventuali esposizioni contributive ancora aperte. Per i lavoratori autonomi il controllo dell’estratto conto dell’INPS diventa, quindi, ancora più importante. Oggi, insomma, il rischio non è soltanto quello di avere una pensione più bassa, ma anche quello di avere una pensione che, pur spettando, comincia più tardi. Una differenza che, per chi ha già lasciato il lavoro contando sulla pensione, può diventare molto più che una questione burocratica.

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