L’OPINIONE – INPS
DI DANIELE CIRIOLI | 7 OTTOBRE 2026
Il 20% delle sanzioni civili riscosse dall’INPS finanzierà il potenziamento amministrativo e, fino a 1,5 milioni, il welfare dei dipendenti. Una scelta che solleva interrogativi su controlli, trasparenza e finalità delle sanzioni.
Il confine tra tali istituti assume una rilevanza decisiva
Un milione e mezzo di euro l’anno per il welfare dei dipendenti INPS. A finanziarlo saranno, indirettamente, anche imprese e datori di lavoro attraverso le sanzioni civili. È questa la scelta contenuta nel Decreto del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia (rep. 139/2026), adottato in attuazione della Manovra 2025. Una scelta che, al di là dei numeri, merita qualche riflessione sul rapporto tra sanzioni, controlli e funzionamento della pubblica amministrazione.
Il destino delle sanzioni
La norma nasce dall’art. 1, comma 150, della Legge n. 207/2024. Dall’anno 2025, il 20% delle sanzioni civili riscosse in via definitiva nell’anno precedente viene destinato al potenziamento della capacità amministrativa dell’INPS e, per una quota non eccedente 1,5 milioni di euro l’anno, al finanziamento di misure di welfare aziendale in favore dei dipendenti dell’Istituto. Il meccanismo riguarda le sanzioni civili collegate alle attività di controllo ispettivo e amministrativo previste dall’art. 116 della Legge n. 388/2000, in materia di omissione ed evasione contributiva, nonché quelle relative ai controlli amministrativi previsti dall’art. 30 del D.L. n. 19/2024. Sono escluse, invece, le sanzioni riscosse tramite agente della riscossione. Le somme verranno individuate annualmente dall’INPS sulla base del rendiconto generale dell’anno precedente, attraverso specifica evidenza contabile. Il direttore generale, quindi, dovrà determinare, entro 60 giorni dall’approvazione del rendiconto, l’ammontare delle risorse disponibili e la loro destinazione. Il welfare dei dipendenti dell’Istituto potrà contare, comunque, su un importo massimo di 1,5 milioni di euro. Fin qui la norma.
La funzione delle sanzioni
Le sanzioni civili hanno una funzione precisa: rappresentano la conseguenza economica dell’inadempimento contributivo e, nello stesso tempo, costituiscono uno strumento di deterrenza. Servono, cioè, a rendere economicamente sconveniente per il datore di lavoro non adempiere correttamente agli obblighi contributivi. Il Legislatore ha scelto di attribuire parte di queste somme riscosse a specifica finalità: rafforzare la struttura amministrativa dell’ente che effettua i controlli e, entro un determinato limite, finanziare il welfare dei suoi dipendenti.
È una scelta legittimamente compiuta dalla legge, ma non per questo priva di implicazioni. Il primo punto riguarda la percezione della sanzione. Per l’impresa che riceve una contestazione contributiva, quella somma nasce da un comportamento considerato irregolare e viene pagata, insieme agli altri oneri previsti, per effetto dell’inadempimento. Sapere che una quota di quelle risorse contribuirà anche al welfare dei dipendenti dell’Ente che accerta e riscuote le sanzioni può inevitabilmente alimentare qualche interrogativo sulla separazione tra funzione sanzionatoria e funzione di finanziamento di chi esercita il controllo.
C’è poi un secondo elemento. La norma destina il 20% delle sanzioni non soltanto al welfare, ma soprattutto al potenziamento della capacità amministrativa dell’INPS. La finalità è comprensibile: controlli più efficienti, banche dati più integrate, capacità di accertamento più rapida e una migliore gestione delle posizioni contributive possono contribuire alla lotta contro l’evasione e l’elusione contributiva. È una sorta di circuito interno: una quota delle somme derivanti dall’attività di controllo torna a sostenere la capacità dell’ente di svolgere meglio la propria attività. Qui diventa molto importante accompagnare il sistema dalla massima trasparenza. Il decreto, a tal fine, prevede il monitoraggio annuale da parte del Ministero del Lavoro: entro il 31 luglio di ogni anno l’INPS dovrà trasmettere i dati sulle sanzioni riscosse in via definitiva e sulla relativa quota destinata al potenziamento amministrativo e al welfare, accompagnandoli con una relazione sulle misure adottate. Non basta sapere quanto è stato incassato. Sarebbe utile conoscere anche che cosa quelle risorse hanno consentito di realizzare: tempi più brevi negli accertamenti? Maggiore capacità di recupero della contribuzione non versata? Riduzione del contenzioso? Miglioramento dei servizi alle imprese e ai lavoratori? Maggiore tempestività nell’erogazione delle prestazioni? Sono tutte domande che danno l’idea dell’efficacia della scelta.
Il fine delle sanzioni
In conclusione, posto che le sanzioni sono e dovrebbero continuare a essere, innanzitutto, uno strumento di deterrenza e di tutela della regolarità contributiva, la vera sfida non è legata alla “spesa” delle somme incassate, ma fare in modo che, grazie a controlli più efficienti, le sanzioni diventino sempre meno necessarie.
Riferimenti normativi:
Decreto del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia rep. 139/2026
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