4° Contenuto riservato: Fondazione Studi CdL: analisi sulle differenze tra l’occupazione italiana e spagnola

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4 SETTEMBRE 2026

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – con approfondimento dal titolo “Italia e Spagna: un’analisi qualitativa del record occupazionale” – ha analizzato nel dettaglio la composizione dell’occupazione creata nei due Paesi, giungendo alla conclusione che in Italia si evidenzia una qualità del mercato del lavoro – caratterizzata da maggiore stabilità e lavoro qualificato – molto diversa dalla Spagna.

Infatti, in Italia a trainare la crescita – fatta di 1,2 milioni di occupati in più nel triennio (tasso di occupazione al 63,1%) – sono stati contratti a tempo indeterminato, concentrati in settori come il manufatturiero e le costruzioni. A crescere maggiormente sono state le componenti storicamente più deboli del mercato, come le donne e il Mezzogiorno. Nello stesso periodo la quota dei contratti a termine è scesa dal 16% al 14,7%.

La Spagna, invece, ha registrato 1,5 milioni di lavoratori in più (22,8 milioni in totale) in un contesto caratterizzato dalla creazione della categoria dei cosiddetti fissi discontinui (fijos discontinuos): trattasi di contratti formalmente a tempo indeterminato ma che alternano periodi di attività ad altri di inattività, senza lavoro né salario.

Quando sono inattivi questi lavoratori – tra 700.000 ed 1.000.000 di persone – non sono conteggiati tra i disoccupati. Guardando poi ai settori in cui l’occupazione è cresciuta maggiormente, troviamo quello alberghiero, della ristorazione, del commercio e delle attività legate a tempo libero. 

Un focus a parte meritano i dati sulla disoccupazione.

In Italia il valore è sceso al minimo storico, il 5,1%, con una riduzione del 42,6% dal 2019, mentre in Spagna il tasso di disoccupazione si attesta al 9,9%, il minimo dal 2008 ma pur sempre il più alto dall’area Ocse, con una disoccupazione di lunga durata pari al 35,7% del totale.

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