4° Contenuto riservato: Permessi 104, chi arriva dopo paga il conto dell’indebito

L’OPINIONE

DI DANIELE CIRIOLI | 23 SETTEMBRE 2026

Permessi 104, 3 giorni al mese restano il limite complessivo quando più familiari assistono la stessa persona con disabilità. L’INPS chiarisce chi deve restituire l’indebito: paga chi supera il limite; in caso di fruizione contemporanea, il recupero viene ripartito tra i lavoratori.

Tre giorni al mese, non uno in più. E quando sono più familiari ad assistere la stessa persona con disabilità, il beneficio non si moltiplica: si divide. L’INPS mette ordine nelle conseguenze di un eventuale superamento del limite, individuando il beneficiario tenuto a restituire l’indebito fruito. La novità arriva dalla Circolare n. 100/2026 .

Tre giorni per tutti

Il punto di partenza è l’art. 33, comma 3, della Legge n. 104/1992. Il lavoratore dipendente può fruire di 3 giorni di permesso mensile, retribuito e coperto da contribuzione figurativa, per assistere un familiare con disabilità in situazione di gravità, purché non ricoverato a tempo pieno. Tra i soggetti ammessi figurano i genitori, anche adottivi o affidatari, il coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto e, a determinate condizioni, i parenti e gli affini entro il terzo grado. Il problema nasce quando il diritto è riconosciuto a più familiari per l’assistenza della stessa persona. In questo caso il limite dei tre giorni non si moltiplica per il numero degli autorizzati, ma rappresenta il massimo del beneficio la cui fruizione deve avvenire alternativamente. Ne deriva una conseguenza importante: prima di chiedere o utilizzare un permessoil lavoratore deve necessariamente conoscere – e coordinarsi con – gli altri familiari autorizzati.

La priorità è di chi arriva prima

È il passaggio più interessante della Circolare : quando il limite mensile viene superato, l’INPS applica il principio della priorità temporale nell’esercizio del diritto. In altre parole, chi ha fruito per primo del permesso ha esercitato validamente il diritto; una volta esaurito il plafond dei 3 giorni, gli utilizzi successivi diventano indebiti. La regola porta a una conseguenza che può apparire severa, ma che discende direttamente dalla necessità di individuare il momento in cui il diritto si è esaurito: a restituire l’indebito sarà il lavoratore che ha utilizzato il beneficio oltre il limite già consumato da un altro familiare. Il calendario diventa, per ciò, determinante.

Si pensi a due lavoratori, A e B, entrambi autorizzati per la stessa persona con disabilità. A utilizza un giorno il 5 marzo e un altro il 18 marzo. B utilizza un giorno il 25 marzo e un altro il 30 marzo. Il 25 marzo viene raggiunto il limite complessivo dei tre giorni. Il successivo permesso del 30 marzo non può, quindi, essere considerato una quarta giornata spettante alla famiglia: è un utilizzo indebito. E l’indebito, in questo caso, viene imputato a B, cioè a chi ha fruito del permesso quando il diritto complessivo era già esaurito.

Il caso della contemporaneità

La situazione cambia quando due o più lavoratori utilizzano il permesso nella stessa giornata o nelle stesse ore. Qui non è possibile stabilire la priorità temporale, perché i lavoratori hanno esercitato contemporaneamente il beneficio. Di conseguenza, l’INPS non attribuisce l’intero indebito all’uno o all’altro, ma procede a una ripartizione proporzionale.

Anche in questo caso l’esempio aiuta a capire la portata della regola. A utilizza un giorno il 5 marzo. Il 18 marzo A e B utilizzano contemporaneamente il permesso. B utilizza poi un’altra giornata il 25 marzo. La giornata del 18 marzo è indebita per entrambi in misura del 50%. Quindi l’INPS recupererà, da ciascun lavoratore, la quota di propria competenza rapportata anche all’orario di lavoro rispettivamente previsto. La distinzione, dunque, è netta: se uno arriva dopo il superamento del limite, paga l’ultimo; se due arrivano contemporaneamente, l’indebito viene ripartito.

Un diritto che non può essere moltiplicato

La lettura dell’INPS conduce a conclusioni chiare e semplici: la Legge 104 riconosce il diritto all’assistenza, ma non consente di duplicare il beneficio economico e contributivo. Il principio dell’alternanza serve proprio a evitare che, attraverso la contemporanea presenza di più autorizzazioni, i 3 giorni mensili si trasformino di fatto in un numero superiore di giornate retribuite. È, in definitiva, una questione di responsabilità nell’utilizzo di una prestazione previdenziale. Per chi assiste una persona con disabilità, la regola suggerisce una cautela molto concreta: quando gli aventi diritto sono più di uno, il calendario dei permessi va concordato prima, non dopo. Perché quando arriva il controllo dell’Inps, il problema non è più decidere chi dovesse assentarsi: bisogna stabilire chi ha utilizzato un diritto che, quel giorno, era già stato consumato. E a quel punto, per qualcuno, arriva il conto dell’indebito.

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